Storie dal mondo

Effetto resilienza

21 giugno 2018

Voglio scusarmi con tutte le donne

che ho definito belle

prima di definirle intelligenti o coraggiose

scusate se ho fatto figurare

le vostre semplicissime qualità innate

come le prime di cui andare fiere quando il vostro

spirito ha sbriciolato montagne

d’ora in poi dirò cose come

siete resilienti o siete straordinarie

non perché non vi ritenga belle

ma perché siete ben più di questo.

 

Milk and honey-rupi kaur-

 

La resilienza, prima di diventare un concetto psicologico, è un concetto fisico. In ingegneria è  la capacità di un materiale  di  restituire l’energia assorbita in un’interazione ritornando allo stato di partenza. In fisica la resilienza è la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi, rappresentata dal rapporto tra il lavoro necessario per rompere una barretta di un materiale e la sezione della barretta stessa.  In matematica questo concetto definisce  la capacità di una “rete” di continuare a funzionare anche quando alcuni suoi nodi vengono distrutti.

“E’ un termine poco usato nella lingua italiana e che non ha sinonimi in grado di rimpiazzarlo. Definirla come semplice resistenza sarebbe infatti riduttivo perché alla resistenza, passiva, la resilienza aggiunge una dimensione dinamica oltre che positiva: la capacità di fronteggiare e ricostruire”. In questo senso si può definirlo un processo “creativo”, unico e personale, che una persona può mettere in atto in un particolare momento per affrontare una situazione ostile. Questo atto creativo è prodotto da un mix di fattori quali: il patrimonio genetico, il carattere, le esperienze di vita, il vissuto familiare, la formazione, la cultura. In altre parole,  l’essere umano possiede delle risorse incredibili che grazie a particolari condizioni sono sollecitate e vengono impiegate per compiere azioni che a volte sono vere e proprie imprese straordinarie.

La storia dell’umanità e il mondo sono pieni di storie incredibili di persone incredibili. Alcuni sono personaggi famosi che ogni giorno vivono una “diversità”  dimostrando che non esistono ostacoli e limiti  se non nella nostra mente. Non esistono limiti né condizioni fisiche che possano impedire di vivere come si vuole. Penso a personaggi, eroi del nostro tempo come Bebe Vio, Alex Zanardi, Simona Atzori, Lucia Annibali, Ashley Fiolek. Quest’ultima è una ragazza di poco più di vent’anni, sorda dalla nascita,  campionessa di motocross a livello internazionale,  la cui meravigliosa e incredibile storia è raccontata nel libro edito da Mondadori “Storie della buonanotte per bambine ribelli”). Per citare solo i primi nomi che mi vengono in mente… Tutti loro hanno saputo tras(mutare)formare un’evento (negativo? traumatico?) o una condizione fisica in una opportunità. La più grande rivoluzione  è stata trovare la forza (d’animo, interiore) di creare una persona nuova, diversa forse ma anche migliore. Di dare un’altra “forma” a loro stessi e alla loro vita.

La forza delle storie di queste persone speciali risiede nel creare un nuovo mondo, rompendo schemi mentali e barriere (fisiche, mentali, culturali), nelle emozioni che suscitano e fanno vivere, nelle azioni che fanno compiere (dentro o fuori di noi).

 

Le pietre di l.penny

Ho ascoltato la storia di l.penny molte volte. La prima è stata qualche mese fa. Senza capire come mi sono ritrovata una delle sue free stone tra le mani. I suoi sassi sembrano vivi, hanno forme e colori bellissimi. Sono tutti diversi tra loro. Raccontano una storia di resilienza. L.penny vent’anni fa si è ritrovata sola con un figlio di tre anni. Il marito aveva deciso di andarsene, di abbandonarli. In quel momento il dolore e lo smarrimento si sono impossessati di lei. Si è subito resa conto che non voleva trasmettere tutto questo a suo figlio. voleva assolutamente trovare il modo di lasciar andare dolore e rabbia, ricordi e aspettative, delusioni e rancori. Le è venuta allora l’idea di dipingere dei sassi per poi “liberarli” in tutti i luoghi in cui andava. Soprattutto lo faceva fare al suo bambino. Era un modo giocoso per stare insieme: si divertivano a scegliere il posto giusto, mai per terra o troppo nascosto, per poi aspettare e scoprire chi l’avrebbe trovato e raccolto. Di sassi da allora ne ha dipinti tantissimi, con forme e colori diversi, che raccontano storie diverse. Dice l.penny:” sono un dono che insegnano alle persone che li ricevono a lasciar andare. Sono anche un inno alla libertà e liberi viaggiano per il mondo”. Spesso le persone le inviano direttamente o postano sulla sua pagina facebook le foto del luogo di partenza dei suoi sassi. Ogni volta Penny inizia un nuovo viaggio, un nuovo inizio, una nuova vita insieme alle sue pietre…

Il corpo di Francesca

Francesca è il nome di una donna malata di Parkinson. Swan Bergman è il nome del fotografo che nel progetto “Tu non mi lascerai mai sola” ha immortalato in immagini il suo corpo.

Posso ben comprendere le emozioni di Francesca con una malattia, il Parkinson, che non si vede ma c’è. Posso ben capire la contraddizione della sua vita, quasi un paradosso: un corpo bellissimo fonte di dolore ed incertezza; un “involucro” (come lo chiama lei) che nasconde un mondo “diverso” che solo lei conosce e vive.

Dalle foto in cui Francesca si mostra nella sua fisicità, nella sua nudità vedo altro: il suo orgoglio, la sua dignità, la sua fierezza, l’anima di Francesca, la sua forza, la sua resilienza.

Ecco le parole dei due protagonisti che accompagnano le foto del progetto “Tu non mi lascerai mai sola”.

FRANCESCA

Questa è la facciata ma dietro c’è un mondo. Un mondo fatto di dolore, di sofferenza, di incertezza e di difficoltà. Un mondo fatto di solitudine, di emarginazione e di paura.

Paura del futuro, di ciò che mi aspetta, paura di vivere, paura di morire. Un mondo dal quale non posso fuggire, che non ho voluto e non ho scelto.

Il mondo di un malato di Parkinson.

Questo però è ciò che mostro alla gente, il mio involucro, non perché mi vergogno di essere malata, anzi, lo voglio mostrare per far capire alla gente che il Parkinson può non essere visibile ma c’è, noi lo viviamo, lo sopportiamo, lo sentiamo, lo subiamo. E’ vero a volte nascondiamo per pudore ma voglio che la gente la smetta di incontrarmi e di dirmi “come stai bene” perché io non sto bene!

Mostro questo mio involucro perchè mi piace, qualcosa di bello rimasto nella mia vita e perchè questa è stata un’esperienza entusiasmante che mi ha riempito di gioia. L’ho fatto per me e perchè mi sono divertita, perchè mi è stata data la possibiliutà di parlare di Parkinson anche se in un modo forse un pò inusuale, l’ho fatto perchè mi opererò e il mio corpo non sarà più lo stesso, porterà i segni dell’intervento e così potrò ricordarmi com’ero, fotografata in una caldissima giornata di fine agosto da un fantastico fotografo.

Ma questa è solo la facciata.

SWAN BERGMAN

Ho fotografato questa donna per puro egoismo…perchè è affetta da Parkinson e mi ha annunciato che a breve si sarebbe fatta aprire la testa per farsi impiantare alcuni elettrodi nel cervello, l’intervento che dovrebbe darle un pò di sollievo…per forse  qualche anno…perchè esausta…metterà in gioco la propria vita per la sola speranza di ritornare a vivere qualche momento di libertà.

Amo il bello e ho odiato la prospettiva di non poterla magari più vedere….o fotografare…perdere l’occasione di qualcosa di vero nel mondo. Non lo faccio per fare una buona azione, per beneficienza, Io sono libero. Faccio l’artista e queste sono foto d’arte…se voglio posso essere cinico ed opportunista. Se le immagini di questo progetto concettuale vi hanno colpito…e vi toccano l’anima, allora sapete nel vostro intimo che dovete fare qualcosa…qualsiasi cosa…anche solo ricordare che il Parkinson esiste, può colpire persone molto giovani e per ora non esiste nessuna cura.

Io ho fotografato solo una bella donna.

Foto di Swan Bergman

Link di approfondimento:

Per seguire le free stone di l.penny

https://www.facebook.com/groups/sassi.freestones/

Francesca Cavalli

http://versoladbs.blogspot.com/?m=1

Swan Bergman

http://www.swanfilmeurope.com/

https://it.wikipedia.org/wiki/Swan_(regista)

 

 

 

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