Storie dal mondo

Per una poetica della diversità

4 luglio 2018

Viviamo in una società dove la malattia e la morte sono stigmatizzate come qualcosa che non si conosce. Ci fanno paura, li teniamo lontani da noi e dalla nostra vita, possibilmente anche da quella di chi amiamo. La medicina contemporanea ci illude di avere la bacchetta magica per guarire tutto, per risolvere ogni male, per superare ogni limite. Il confine è ovviamente sottile e non intendo negare i progressi rivoluzionari fatti in campo medico. Per intenderci: ho vaccinato le mie figlie e attendo trepidante la terapia che in qualche modo cambierà la mia condizione fisica. Mi riferisco ad un concetto pedagogico, filosofico. Non ci viene più insegnato il concetto di resa e abbandono. Di accettazione. Non mi riferisco alla sfera religiosa. Forse un po’ a quella spirituale. Forse. Vogliamo quello che non abbiamo, vogliamo essere quello che non siamo. Vogliamo tutto e subito. Senza rispetto dei tempi, di noi e degli altri. Questo è forse la conseguenza più eclatante di una società individualista. Parlare oggi di etica e di morale è indubbiamente fuori moda. La morale è considerata moralista. L’etica qualcosa d’altri tempi, da guerrieri che combattono non per sé ma per un’idea di giustizia e verità. Ormai un genere letterario e cinematografico!

Tutto questo ha un’altra conseguenza. Superficialmente e apparentemente oggi siamo abituati ad una realtà eterogenea e variegata. Ci crediamo molto aperti e ben disposti nei confronti di ogni diversità. Ma è davvero così? Possiamo davvero dire che ogni diversità è valorizzata? O almeno ha gli stessi diritti e le stesse possibilità?

Credo fermamente che l’evoluzione di una società e di una cultura si possa misurare per esempio con il reale accesso che ogni singolo individuo durante la sua vita ha nel vivere come realmente desidera. Qualsiasi esso sia. La definirei la libertà di essere. La libertà di scegliere. Insomma che realmente tutte le “minoranze” abbiano gi stessi diritti e la stessa libertà di essere loro stessi. Senza subire discriminazioni, derisioni, stigmatizzazione, emarginazione, mobbing, esclusioni di alcun tipo in ogni campo della vita personale e della società in generale.

Con poetica della diversità non si intende solo un’accettazione e un’inclusione della diversità ma una reale valorizzazione della stessa. Aprendo una finestra su un paesaggio naturale potremmo accorgerci della ricchezza e della varietà della natura. Dove ogni singolo elemento ha una funzione e un ruolo. E’ in certo modo perché non potrebbe essere diverso da così. Di più, non potrebbe essere più perfetto di così. Non si pretende che il fiore dia frutti o che il pino fiorisca. Questo lo sappiamo tutti ma tendiamo a dimenticarcene.

Noi esseri umani poi siamo tutti diversi. Tra le tante qualità che possediamo, siamo essere pensanti in grado di trasformare la realtà intorno a noi. Infatti, noi umani possiamo costruire un nuovo mondo attraverso un atto creativo. La vera sfida di oggi, al livello evolutivo e di complessità al quale siamo giunti,  è costruire sulla diversità una vera e propria poetica. Perché ogni diversità può essere vista come una ricchezza, un’opportunità. Un insegnamento, una lezione, una poesia, un’opera d’arte. E’ un sogno, forse. Ma se c’è anche una solo possibilità che possa diventare realtà allora vale la pena viverlo e crederci.

Photo di bruceinbruges

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