Racconti di vita

Immaginate…

7 giugno 2018

Immaginate di uscire una sera con amici. L’occasione è un concerto al Teatro Dal Verme nel centro storico di Milano. L’artista che si esibirà è Ludovico Einaudi, uno dei vostri preferiti.

Avete indossato un abito particolare per l’occasione, un pò di trucco e persino i tacchi. Si ride, si scherza. C’è la voglia di divertirsi. Cercate tutti insieme un locale dove fare l’aperitivo. E’ l’inizio di dicembre, il freddo è pungente ma le luci ricordano il Natale imminente e scaldano molto l’atmosfera e anche il cuore. Entrate ed uscite da un paio di enoteche, è venerdì sera e sono tutte gremite di gente che festeggia. Siete abituati a cercare un braccio che vi guidi e vi sostenga. Per i vostri occhi la notte è un po’ più notte e buia che per gli altri. Uscite tutti dal locale, voi per ultimi e infilate il braccio sotto quello di vostro marito e cominciate a camminare a passo svelto. Il concerto inizierà tra soli trenta minuti e avete poco tempo. “Laura”, sentite il vostro nome alle vostre spalle. Avete percorso soli pochi metri. Vi girate e vedete i vostri amici e vostro marito. Attoniti pensate: Noooo ma allora chi stare tenendo a braccetto? Girate lo sguardo e incrociate quattro occhi basite che vi guardano! Si tratta di una coppia che camminava serena per le vie del centro e viene agganciata da una sconosciuta…

Rimangono senza parole. Voi vi scusate poi scoppiate a ridere…rimane solo un dubbio che aleggia in voi e tra i vostri amici: perché non hanno detto niente?

 

Immaginate una bellissima giornata di fine estate. Adorate andare al Parco di Monza a praticare un po’ di attività fisica in bicicletta o correndo. Il cielo è terso, il clima è perfetto: non troppo caldo né troppo freddo. Tra poco inizierà il lungo inverno che oltre alle rigide temperature porterà con sé il buio già dal primo pomeriggio. E’ un giorno infrasettimanale e quasi tutti i vostri amici sono al lavoro, più o meno felici e soddisfatti. Gli altri hanno già preso impegni o addirittura non riuscite a raggiungerli. Effettivamente è un’idea dell’ultimo minuto. Insomma sembra proprio che dovrete andarci da soli. Indossate i pantaloni da bicicletta, una maglia tecnica, le scarpe da runner e correte felici giù dalle scale. Sapete già che sul sellino della vostra bicicletta, con i vostri inseparabili occhiali da sole, l’energia nelle gambe, il vento tra i capelli e sulla vostra pelle, sarete ineguagliabilmente felici. Così, per così poco. Per tutto quanto. Il paesaggio del parco di Monza, il verde acceso, gli alberi immensi e l’immensità del tutto. Vi sentite forti e nel momento di decidere se percorrere quel sentiero tra gli alberi fitti che attraversa il lambro con un ponte, avete solo un unico istante di indecisione. Poi continuate. Solo che quando il piede destro spinge sul pedale sentite un vuoto sotto di voi. E dopo pochi secondi senza neanche rendervi conto cosa è successo vi ritrovate immersi nell’acqua fino alla vita. Sempre in sella alla bicicletta. Nessun dolore proviene dal vostro corpo, la vostra mente invece pensa: dove cazzo sono finita? Alzate gli occhi e vedete il ponte sopra di voi. Scoppiate a ridere anche se alle vostre certezze si aggiunge il dubbio di come uscire da li!

Infilate un coltello tra i denti, due segni neri solcano le vostre guance, agguantate una liana e uscite da quella melma viscida e un po’ maleodorante. Attraversate il ponte a piedi ora certi che quella sarebbe stata la decisione migliore. Ma niente e nessuno fermerà il vostro allenamento: vi pulite come potete, rimontaste in sella, riponete il coltello al suo posto, caricate lo zaino militare con dentro il successo della missione e correte verso la base!

 

Immaginate così un po’ della mia vita…

Foto di Davide Zatta

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